Manuale di turismo ecosostenibile

TERRITORIO, MARKETING, TURISMO

Ambiente + Cultura = Economia

 

MANIFESTO

PER IL FUTURO DELLE NOSTRE TERRE

 

a cura di Federico Orso

  

"Perché una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile" (Luigi Pirandello – Uno, nessuno e centomila.)

 

Turismo: approccio semantico e storico

Quale premessa ad un percorso di creazione di un prodotto turistico per un territorio che intenda crescere in modo “economico”, si ritiene opportuno precisare alcuni termini di riferimento in uso nel settore al fine di una condivisione semantica e operativa per impedire fuorvianti interpretazioni dei termini medesimi, come purtroppo accade spesso anche fra gli operatori e gli addetti del settore, oltre che in fase di programmazione territoriale e turistica da parte della pubblica amministrazione, delle agenzie promozione, di comunicazione e di organizzazione di eventi:

•           per turista si intende colui che si reca in un luogo diverso dal suo ambiente abituale e vi trascorre almeno una notte;

•           per arrivi si intende il numero di clienti ospitati negli esercizi ricettivi nel periodo considerato;

•           per presenze si intende il numero delle notti trascorse dai clienti negli esercizi ricettivi;

•           per matrice di destinazione si intende il territorio di provenienza del turista;

•           per tasso di turisticità si intende il rapporto tra le presenze e la popolazione residente, con l’indicazione del numero di presenze che soggiornano in un determinato luogo ogni 1000 residenti nel luogo;

•           per aziende a vocazione turistica si intende il numero complessivo di attività presenti in un dato territorio, ricomprendente strutture e risorse di accoglienza primaria, strutture e risorse di accoglienza secondaria, strutture e risorse ambientali, strutture e risorse di animazione, strutture e risorse attrattive in funzione della creazione di network di servizi per l’individuazione e l’implementazione di un prodotto turistico;

•           per prodotto turistico si intende un servizio specifico collegato ad un dato territorio, alla sua cultura, alla sua identità, alla sua immagine, alla sua economia, intesa nell’accezione etimologica della parola: ovvero dal greco oikos nomos, gestione intelligente e lungimirante del proprio luogo di vita (la casa, il cortile, il territorio che sia);

•           per destinazione si intende il territorio di arrivo del turista.

Dal punto di vista storico il turismo, inteso come specifico settore di produzione di beni, di fornitura di servizi, di impiego di risorse umane specializzate, di sviluppo di know-how peculiare e di produzione di un proprio reddito d’impresa, è sorto in tempi relativamente recenti.

Fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, la predisposizione e l’interesse individuale a viaggiare e scoprire luoghi e cose, che avevano caratterizzato la cultura dei secoli precedenti, si trasformarono in una vera e propria domanda di beni e servizi specifici, correlata alla crescita del reddito pro capite ed all’espansione dei mezzi di trasporto e delle infrastrutture di comunicazione.

Nel corso del XX secolo, tale domanda si è via via sviluppata, determinando la nascita di una offerta specialistica di servizi ed infrastrutture turistiche, in taluni casi di una vera e propria industria turistica, creando le condizioni per la diffusione del cosiddetto turismo di massa, che ha caratterizzato la fine del secolo scorso, con una media annua pari a circa 500milioni di turisti a livello mondiale.

 

Il Turismo: economia, cultura e ambiente!

Il turismo è attualmente una delle principali attività economiche e tra i pochi settori che riescono a mantenere un trend positivo, anche in una prospettiva di lungo periodo, secondo proiezioni e stime dei più accreditati enti di ricerca.

E ciò in relazione al fatto che il tasso di crescita del comparto turistico si colloca tra i più dinamici dell’economia mondiale. 

Per questo, si ritiene che il turismo sia destinato a divenire la locomotiva trainante dell’economia mondiale nel XXI secolo per la produzione di PIL e di occupazione con una media annua che, nei prossimi anni, arriverà a 1miliardo di turisti a livello mondiale.

Il turismo, dunque, come volano economico.

Anzi, il turismo può essere la cerniera di raccordo fra sviluppo economico e salvaguardia ambientale, oltre a garantire una cultura di ospitalità e di apertura, di scambio e di reciprocità, che sono alla base di qualsiasi progetto di convivenza civile e di sviluppo sociale.

Nell’ultimo decennio tali concetti sono stati al centro di un vivace dibattito, a cui è corrisposto un numero costantemente in crescita di turisti che prediligono la vacanza “attiva” o il viaggio “di esperienza” alla ricerca di emozioni e scoperte, tanto da suscitare l’interesse e la specializzazione dei tour-operator.

E ciò ha comportato una segmentazione della domanda turistica, per cui sono aumentate, aumentano ed aumenteranno in prospettiva le richieste di offerte turistiche alternative tanto dal punto di vista territoriale quanto dal punto di vista stagionale: non più solo mare-montagna, non più solo estate-inverno, caratteristiche principali del mercato turistico di massa del secolo scorso.

 

Che cos’è un prodotto turistico?

Qualcosa che ha i requisiti di concretezza, identità, identificabilità, appeal, promo-comunicazione in corrispondenza alla specifica domanda di determinati target di mercato ed alle effettive risorse dell’offerta di un determinato territorio, con la definizione di un suo prezzo e con l’idoneità a commercializzazione e vendita.

In particolare, per la crescente domanda di turismo “attivo” in senso lato (ovvero il turismo che cerca “territorio”, nelle sue varie sfaccettature: enogastronomico, storico, artistico, ambientale, rurale, naturalistico, esperenziale, etc.) tali requisiti corrispondono alla messa in rete di 5 anelli fondamentali, perfettamente collegati ed integrati fra loro, l’assenza o il non funzionamento o collegamento di uno dei quali comporta la disintegrazione del prodotto ed il suo insuccesso sul mercato turistico, con effetti boomerang a cascata.

Tali 5 anelli riguardano le cosiddette “5 A” che la detta domanda cerca in un prodotto turistico:

  1. Accoglienza – ovvero la ricettività primaria (hotel, b&b, agriturismo, country house, dimore storiche, albergo diffuso, casa vacanze, camping, ostello, etc.) e secondaria (uffici e servizi di informazione ed accoglienza, ristoranti e trattorie, enoteche e cantine, botteghe di enogastronomia nativa e di artigianato locale, aziende agricole ed ortofrutticole, etc.).
  2. Accompagnamento – ovvero i servizi di guida turistica, naturalistica, alpina, speleologica, subacquea, mtb, ncc, wineshopper, accompagnatore turistico, sommelier, greeter, etc.
  3. Ambiente – ovvero i POI (punti di interesse) di un dato territorio rappresentativi della cultura del luogo, intesa in senso antropologico quale espressione di tutti gli aspetti della vita umana e dell’interazione dell’uomo con l’ambiente sia naturale sia antropico (biotopi, grotte e riserve naturali, borghi antichi e rurali, castelli e ville nobiliari, città d’arte e di fondazione, fiumi e laghi, itinerari e percorsi, parchi tematici ed ecomusei, pievi e chiese antiche, siti archeologici e storici, etc.).
  4. Anima – ovvero i momenti di animazione “nativa” ed esclusiva di un dato territorio e la loro predisposizione per l’ospite, con particolare attenzione agli eventi tradizionali che mantengono intatta l’anima – per l’appunto – del genius loci (tradizioni calendariali e riti agrari da Natale a Carnevale, da Pasqua a Maggio, dalla Notte di san Giovanni a quella di san Lorenzo, dalla vendemmia a san Martino, etc.).
  5. Attrazione – ovvero l’appeal del prodotto con la declinazione delle fasi di promozione, comunicazione, commercializzazione e vendita fino al feedback ed alla fidelizzazione con il coinvolgimento di partner e stakeholder di settore (adv, t.o., cral, associazioni culturali, media cartacei – radio – tv – web, etc.) oltre che con l’utilizzo di social network.

Si potrebbe, quindi, definire l’attività di creazione di un prodotto turistico per una destinazione turistica come un’intrapresa che promuove e realizza un’offerta di servizi di ospitalità, ricettività, ristorazione, accompagnamento,  visita,  conoscenza,  animazione, attrazione per clienti che provengono da un territorio diverso e lontano (matrice) dal luogo di destinazione, ove si fermano per almeno una notte, determinando un aumento del tasso di turisticità di tale luogo ed un incremento delle azioni di investimento per l’ampliamento dei relativi servizi in network da parte delle aziende a vocazione turistica del territorio di destinazione.

 

Chiavi di lettura: tra macro e micro vince il meso

La definizione economica di un progetto turistico deve essere progettata nel contesto di quanto accade a livello nazionale ed internazionale, né può prescindere da chiavi di lettura teorico-concettuali adeguate a spiegare le principali tendenze economiche del momento.

Da tale lettura discende la constatazione che la crisi finanziaria di livello mondiale non sia uno dei soliti “su e giù” ai quali ci ha abituato l’economia degli ultimi decenni.

Ci sembra opportuno anche solo citare i livelli di approccio maggiormente corretti secondo gli studi correnti: il livello macroeconomico, il microeconomico, il mesoeconomico.

Il livello macroeconomico: il ciclo congiunturale conosciuto negli ultimi anni in Italia e U.E. è di stagnazione se non di recessione.

Le opinioni divergono sulle cause di ciò: fluttuazioni regolari e prevedibili della crescita?

Il livello microeconomico: le peculiarità produttive locali, le caratteristiche geografiche del territorio, i diversi livelli di sviluppo condizionano fortemente i comportamenti dei singoli operatori economici di aree sub-provinciali e marginali, vanificando a volte gli effetti di politiche regionali virtuose ma standardizzate.

Questo approccio confermerebbe l’esistenza di un livello intermedio (mesoeconomico), anello di trasmissione fra singolo settore produttivo ed intero settore economico.

Il livello mesoeconomico: secondo i teorici, lo sviluppo locale deve essere fortemente condizionato dai comportamenti degli attori locali dello sviluppo, dall’ambito istituzionale locale e dall’esistenza di relazioni formali ed informali tra le imprese.

Il territorio è considerato come fattore della produzione e dello sviluppo alla stregua di lavoro e capitale, non nel senso “fisico” del termine quanto come luogo dove gli attori locali dello sviluppo organizzano la produzione.

Esiste quindi un passaggio intermedio nella formazione della catena di valori che collega i comportamenti dei singoli soggetti economici (micro) e le variabili economiche aggregate (macro).

Si individua così un nuovo ruolo per il territorio: importante per le risorse (naturali, lavorative, etc.), ma anche come luogo dell’attività imprenditoriale ed innovativa della popolazione, trainato da fattori materiali ed immateriali (ambiente, servizi, infrastrutture, know-how, etc.) ivi localizzati.

 

Analisi di settore: dalle criticità alle opportunità con l’ecoturismo

L’attenzione alle istanze ambientali è un focus centrale di quello che oggi viene definito ecoturismo, che comprende varie tipologie di domanda: sintetizzando, in particolare il turismo di scoperta, il turismo culturale, il turismo naturalistico, il turismo enogastronomico, il turismo rurale, il cicloturismo, il trekking, etc

Tipologie caratterizzate da una formula di viaggio che supera i modelli di turismo di massa e di turismo consumistico e pone l’attenzione sul rispetto dell’ambiente, sviluppando una maggiore interazione fra viaggiatori ospiti e comunità ospitanti e favorendo un vero rispetto delle diversità culturali.

L’ecoturismo tende a ridurre al minimo i danni dell’impatto socioculturale ed ambientale prodotto dai flussi turistici e a rispettare il diritto delle comunità e degli attori locali a decidere le politiche turistiche nel proprio territorio, e con queste stabilire rapporti continuativi di cooperazione solidale.

Un aspetto essenziale dell’ecoturismo sono le attività collaterali ed aggiuntive ai servizi ricettivi di base: per questo, dal punto di vista dell’impresa turistica e del territorio, l’approccio strategico a tale target consiste nell’adeguare la propria offerta alle aspettative di tale tipologia di visitatore-viaggiatore, mettendo in atto misure per la valorizzazione del patrimonio locale e dell’ambiente, tenendo conto dello sviluppo sostenibile nella gestione dell’impresa e nell’impatto sul territorio.

Tale approccio richiede, da parte delle singole imprese turistiche, una modifica strutturale dei loro comportamenti abituali e delle loro azioni tradizionali sia nella fase progettuale sia in quella promozionale sia nella fase operativa al fine di individuare l’insieme degli strumenti necessari ad interloquire con i citati specifici segmenti della nuova domanda turistica ed a consentire all’offerta turistica di intercettare tali segmenti, costruendo attorno ad esse una proposta adeguata e coerente.

 

Formazione & Informazione: dalla autoreferenzialità al network

Due sono le fasi centrali di tale cambiamento.

La prima riguarda, in sostanza, il superamento della visione autoreferenziale di una intrapresa turistica in un dato territorio, secondo la quale le “altre” attività presenti sul territorio medesimo dovrebbero essere viste unicamente come attività concorrenti in una concezione monopolistica e mono-prodotto dell’intrapresa.

In effetti, la presenza di un’offerta plurima e variegata di prodotti e servizi turistici in un dato territorio rappresenta di per sé un valore aggiunto sia per il potenziale turista, in quanto crea identità riconoscibile di destinazione nel mercato turistico, sia per la singola impresa in una concezione concorrenziale ed in una visione competitiva non della singola impresa rispetto alle altre ma del territorio di riferimento rispetto ad altre destinazioni.

Questa prima fase comporta una serie di azioni di formazione ed informazione degli operatori e degli addetti di settore riguardante la creazione di relazioni e rapporti solidali, costanti ed efficaci con una rete di partner strategici per lo sviluppo di una destinazione turistica con la definizione delle caratteristiche principali del prodotto turistico e gli obiettivi del relativo marketing.

Tutto ciò al fine di favorire la condivisione delle strategie di sviluppo turistico di un dato territorio in una chiave integrata ed integrale per trovare efficaci ritorni economici agli investimenti effettuati e maturare percorsi di consolidamento e crescita, avendo evidente necessità di un forte partenariato istituzionale e di una determinata e lungimirante strategia politica da parte di chi è delegato nei vari ruoli dell’amministrazione pubblica e delle associazioni di categoria per garantire a sé ed al territorio i flussi turistici corrispondenti.

La seconda fase riguarda il superamento di un’altra visione autoreferenziale di una intrapresa turistica in un dato territorio, secondo la quale “si lavora per se stessi” ed il cliente-turista è uno strumento per la realizzazione di tale obiettivo, in una concezione della propria intrapresa essenzialmente orientata al prodotto.

In realtà, lo sviluppo del moderno marketing, ed i risultati da esso raggiunti, dimostrano quanto sia più efficiente ed efficace, anche e soprattutto dal punto di vista turistico, una concezione essenzialmente orientata al cliente e realizzata con la programmazione e la realizzazione di servizi orientati al clientesecondo una visione per cui si lavora per portare turisti alla destinazione, non per se stessi.

Queste due fasi possono sembrare banali e scontate, anche se bisognerebbe sempre approfondire ciò che a prima vista appare banale e mai dar nulla per scontato. In realtà, la loro applicazione rappresenterebbe un cambiamento di 180° nell’approccio al mercato turistico, nel dare “ospitalità” e nel fare “accoglienza” con importanti risultati di medio e lungo periodo, come dimostrato da altre località in cui tali fasi sono state provate ed implementate.

 

Ospitalità ed Accoglienza: rilettura semantica in chiave di vendita

A proposito di “ospitalità” e “accoglienza”, sembra opportuno approfondire etimologia e senso di queste due parole per scoprire un aspetto sublime della cultura umana, attualmente – a parer di chi scrive – veramente troppo trascurato e banalizzato in gran parte delle nostre terre (e delle aziende) a vocazione turistica.

Ospitalità viene dal latino hostis (il forestiero, il pellegrino, lo straniero), anche se in tutte le lingue romanze continua ad esistere una curiosa ambivalenza, per cui "ospite" significa entrambe le facce della medaglia (chi accoglie in casa propria altri e chi viene accolto in casa d'altri) - anche se nella lingua italiana attuale pare si privilegi l'indicazione di chi riceve ospitalità, piuttosto che di chi la offre.

Ma da questa confusione si può trarre un suggerimento nettissimo, ossia un invito ad osservare questo fenomeno inclusivo, questa relazione solidale, questo rito antico nella sua unità, specie alla luce della sua pure ambigua origine.

L'ospite è lo straniero che, sì, può anche essere il nemico, ma a cui per sacro e tacito accordo si tributa accoglienza: così l'ostilità si annichilisce nell'ospitalità, scambio reciproco, atavico e supremo valore di civiltà - inviolabile: poiché, come ripetevano i Greci e i Latini, l'ospite che bussa alla nostra porta potrebbe essere Zeus o Giove camuffato. Infatti l'ospitalità per i greci era una regola di convivenza civile, un dovere rituale. Non esistendo leggi scritte, le famiglie erano regolate da norme orali condivise da tutti. L'ospitalità rappresentava un legame durevole di solidarietà, che si manifestava con uno scambio di beni e favori. Si era obbligati a concedere ospitalità prima ancora di sapere l'identità dello straniero, posto sotto la protezione di Zeus. Il rapporto di ospitalità veniva sancito con una stretta di mano e con scambio di doni.

E nella Roma antica esisteva un documento, chiamato tessera hospitalis, usato per riconoscimento e garanzia, sul quale si incidevano i nomi dell'ospite e dell'ospitato. L'ospite (colui che ospita) faceva da garante dello straniero (ospitato). Lo stesso accadeva quando il romano andava presso l'ospitato che diventava a sua volta "ospite".

Accoglienza viene dal latino cum colligo (colgo assieme): ovvero l'accoglienza è un'apertura. Ciò che così viene raccolto o ricevuto viene fatto entrare - in una casa, in un gruppo, in sé stessi. Accogliere vuol dire mettersi in gioco, e in questo esprime una sfumatura ulteriore rispetto al supremo buon costume dell'ospitalità - che appunto può essere anche solo un buon costume. Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l'altro diventando un tutt'uno con lui. E anche se l'accoglienza di un vecchio amico siciliano può parere aliena rispetto all'accoglienza del conoscente giapponese, rimangono il medesimo fenomeno, diverso solo perché diverse sono le persone e le culture e il loro modo di aprirsi, il loro modo di fare entrare.

Se tali sono etimologia e significato di questi due termini, forse sarebbe necessario chiedersi quali sono gli elementi o i fattori che attualmente rappresentano e simboleggiano i gangli fondamentali della catena dell’ospitalità e dell’accoglienza e che, al tempo stesso, esprimono la volontà e la succedanea capacità di un territorio ad accogliere ed ospitare, elementi e fattori chiave in termini di comunicazione e vendita di un prodotto turistico.

Se ci mettiamo nei panni del turista, ovvero quando usciamo dal nostro territorio abituale e veniamo accolti ed ospitati in un territorio “altro”, tutti noi – a prescindere dal grado di scolarizzazione e di acculturazione – spalanchiamo tutte le nostre “antenne” sensoriali e percepiamo – soprattutto a livello subliminale – la sincerità e la professionalità di chi ci ospita, la sua cura per il proprio ambiente e la propria cultura, la disponibilità e la capacità a farci sentire effettivamente “sacri”.

In sintesi, tali elementi e fattori sono:

  • il sorriso
  • il calore
  • il sentirsi a casa
  • il sentirsi accompagnati
  • il percepire l’anima
  • i servizi a nostra disposizione

 

L’evoluzione della domanda: dalle località ai valori

E a proposito di servizi orientati al cliente, si ritiene opportuno sviluppare alcune considerazioni ed alcune analisi sull’evoluzione della domanda turistica nella fase di cambiamento del mercato turistico in atto su scala internazionale, anche in relazione a quanto accennato sull’ecoturismo.

E ciò al fine di individuare le eventuali ripercussioni, le opportune risposte e le relative potenzialità che tale evoluzione comporta per l’individuazione, l’organizzazione, promozione e gestione della relativa offerta.

L’evoluzione della domanda turistica internazionale si caratterizza, innanzitutto, per una graduale ma sostanziale modifica delle abitudini-esigenze del cliente-turista, con la ricerca di servizi puntuali e rapidi di informazione ed intermediazione e con la richiesta di soluzioni tese a guidare ed orientare la fruizione di prodotti, beni e servizi presenti su un dato territorio.

In secondo luogo, questa nuova domanda richiede l’integrazione di prodotti, risorse, servizi e beni in genere presenti sul territorio di destinazione con la ricerca non tanto di “attività” e “località” quanto piuttosto di “valori” identificativi ed applicati ad un’attività in una data località.

In sintesi, le caratteristiche di questa nuova domanda turistica si possono così riassumere:

•       un interesse crescente per il prodotto turistico formato dall’accoppiata outdoor-cultura, con un particolare appeal per l’enogastronomia di qualità, le culture e le tradizioni locali, gli eventi “nativi” e le vacanze “attive”;

•       una età giovane-adulta, comprendente un segmento giovanile formato da single e coppie, un segmento adulto composto da singole famiglie e gruppi di famiglie;

•       una crescente diffusa esigenza, determinata da variegati fattori di natura socio-economica, a soggiorni brevi, nella norma con meno di 5 notti di permanenza;

•       un forte spirito di autonomia e di indipendenza, che si traduce in un aumento delle prenotazioni ritardate e degli arrivi senza prenotazione, oltre che nell’utilizzo del “last minute”,

•       un massiccio uso degli strumenti di informazione e comunicazione di ultima generazione.

 

Per l’offerta turistica, ripercussione e risposta a tale evoluzione della domanda non possono che essere il miglioramento e l’espansione dei propri servizi e della loro capacità di adeguarsi ai nuovi scenari tecnologici e di mercato.

Da ciò discende la necessità per gli operatori del settore di poter disporre di un moderno sistema integrato di informazione, promozione, comunicazione e vendita.

E’, altresì, evidente come tali fenomeni comportino il rischio della perdita di valore dei riferimenti e delle ricchezze culturali delle realtà locali del territorio, a favore di una cultura transnazionale, omologata ed omogeneizzata soprattutto nei vari livelli di consumo: le culture locali sarebbero tradotte e ridotte a semplice e meri gadgets da essere consumati velocemente dal turista del terzo millennio.

Un moderno progetto di intrapresa turistica deve voler e saper sfidare questa tendenza, per creare una catena di valore positivo tra le risorse economiche e quelle culturali del territorio, la nuova mobilità mondiale e le moderne tecnologie che governano l’informazione.

In questa ottica, naturalmente, l’intrapresa deve essere estremamente flessibile: dal particolare all’universale, bisogna ragionare “glocal”, globale e locale insieme, offrendo il meglio delle proprie caratteristiche in un linguaggio universale.

Per questo oggi un progetto turistico, in estrema sintesi, deve essere in grado di collegare in modo omogeneo le singole offerte settoriali del territorio con quelle complessive del sistema-territorio, costruendo così dei network, delle reti di informazione a collegare risorse con tratti simili e con speciali diversità, valorizzandone la dimensione commerciale senza perderne quella culturale.

In tal modo si determina un processo virtuoso di progresso delle singole specialità e specializzazioni in un percorso di “formazione continua sul campo”, ottimizzando gli investimenti e creando sinergia fra essi, garantendo nel contempo al ciclo di vita di una regione turistica, anche la più marginale ed emarginata rispetto ai grandi flussi tradizionali,  una fruizione che da episodica o stagionale diventa permanente e annuale ed un ritorno economico in grado di consentire la progettazione di medio – lungo periodo alle attività coinvolte.

Inoltre, anche sul piano delle produzioni locali, native, autoctone e tipiche ciò può permettere di superare le congenite difficoltà di tale settore a livello di marketing e di commercializzazione, in quanto inserito in un sistema produttivo e di mercato frammentario e frammentato, collocandolo in una azione integrata di coordinamento dell’offerta del territorio, in sostanza “portandogli clienti”.

 

Territorio e Qualità della Vita: il nuovo prodotto turistico

Sulla base di queste analisi, nella predisposizione di una progettualità e di un intervento turistico si evidenzia come fondamentale definire quale prodotto da comunicare il territorio nella propria interezza, guardando alle sue vocazioni, ricercando canali commerciali alternativi per produzioni e offerte turistiche di nicchia, dalla forte personalità, in grado di comunicare la cultura, la storia dei luoghi e delle persone, recuperando colture dimenticate, tradizioni sopite, capaci di essere la catena di trasmissione fra territorio e consumatori, nel migliore dei casi distratti, e quindi non facili da emozionare, ma pronti a rispondere se effettivamente attratti dal “sistema” ambiente – territorio – prodotto, con tutto ciò che questo può evocare.

Parte integrante di questa catena di trasmissione di una nuova offerta turistica sono il paesaggio agrario, i borghi rurali, i centri storici, i centri commerciali naturali, le aree di pregio ambientale ed architettonico, assieme ai ritmi di vita che nel tempo non si sono degradati.

Come detto, anche l’area più marginale ed emarginata dai tradizionali flussi turistici del XX secolo, oggi può offrire qualcosa in più al turista, proprio grazie a quella marginalità che ha salvaguardato territorio e qualità della vita.

Un vero patrimonio, anzi: il Patrimonio di valori al centro dell’emergente domanda turistica.

Per questo il piano di marketing e di promozione di un progetto turistico si deve indirizzare verso la valorizzazione in termini commerciali e turistici del territorio: le aziende, i produttori, gli agricoltori sono al centro di questa realtà, in quanto detentori del bene primario (il territorio), soggetti qualificati alla promozione ed alla diffusione dei valori propri e della propria terra, “status” che diviene economico proprio perché scarsamente disponibile, fruibile e quindi valorizzabile in quello che è il mercato delle “qualità”.

Un esempio di condizionamento del tessuto imprenditoriale locale, innescante comportamenti virtuosi, immateriale forse, ma adeguato ai concetti di “mesoeconomia” (fra micro e macro) che – soli – possono dare risposta alla crisi “di passaggio” di inizio millennio.

Non si tratta di inventare nuovi mestieri o nuove forme di reddito, ma di recuperare, rilanciare ed ottimizzare produzioni esistenti attraverso l’individuazione di una serie di aree di intervento e di azioni in grado di sostenere e promuovere le attività del territorio attorno ad un vero e proprio “sistema” in grado di pubblicizzarle, farle apprezzare, farle divenire motivo di attrazione e veicolo di flussi turistici.

 

Vendere il territorio: il country seller.

Tuttavia, da indagini svolte a 360° sulla situazione dell’offerta turistica in FVG rispetto al concetto della catena di anelli delle 5A (network) e sulla relativa esigenza di un sistema integrato di informazione, promozione, comunicazione e vendita, emerge la necessità del supporto di una figura professionale attualmente latitante, anche e soprattutto rispetto a chi è immerso nella propria attività e può dedicare poco tempo alla “comunicazione smart di sé”, una nuova figura da individuare e formare fra quelle già esistenti o fra i giovani che si avvicinano al mondo del lavoro con spirito imprenditoriale.

Ovvero: il country seller, “il vero e proprio venditore” di un determinato luogo, capace di essere suggeritore qualificato delle risorse del proprio territorio nei confronti del turista e di ciò che il turista cerca ed, al tempo stesso, facilitatore della vendita di beni e servizi della filiera turistica complessiva e quindi dei produttori di beni-servizi, con il riconoscimento da parte di questi a suo favore di una fee diretta, la quale così rimane sul territorio, alimentando un circolo economico “virtuoso”.

Se sino ad oggi sono stati gli operatori dell’ospitalità e dell’accoglienza primaria a garantire la relazione con gli ospiti, da domani anche tutti i residenti coinvolti in attività native del territorio (materiali e/o immateriali) devono diventare parte attiva di questo rapporto attraverso un sistema di “generazione di feeling” tra ospiti e residenti, e ciò sarà possibile attraverso la figura del country seller, il responsabile, il “regista” della risposta alle “5 A” della domanda turistica emergente e di qualità: Accoglienza, Accompagnamento, Ambiente, Anima, Attrattività.

Il concetto alla base della formazione di questa figura è semplice: incoraggiare l’incontro dei locali con i turisti che vogliono scoprire il territorio attraverso le storie e le abitudini di chi lo vive quotidianamente.

Il country seller è un abitante che conosce il valore del turismo: è un ambasciatore accogliente, è un professionista che accoglie la gente e accompagna gli ospiti alla scoperta dei luoghi che lui stesso frequenta, attraverso i percorsi della sua quotidianità e le sue preferenze.

Il country seller propone agli ospiti di visitare e scoprire il territorio così come lo vivono gli stessi abitanti con un nuovo modo di vivere e conoscere il territorio attraverso le abitudini ed i riti dei residenti della località.

Il country seller deve essere in grado di conoscere la complessità economico-cultural-produttiva delle 5A e saperla rielaborare ed immettere sul mercato ad un prezzo corrispondente alla domanda per target.

In particolare, tale attività si dovrà basare sulla creazione, sulla conoscenza e sull’utilizzo di un data-base contenente informazioni di base e di contatto per:

1.         l’implementazione della conoscenza e delle relazioni con gli enti locali (Comuni, Province, Regione, CCIAA, Associazioni intermedie territoriali di emanazione pubblica, Uffici di promozione turistica);

2.         l’implementazione della conoscenza e delle relazioni con le organizzazioni intermedie specifiche (Associazioni di Categoria, Consorzi, Strade del Vino, etc.);

3.         l’implementazione della conoscenza e delle relazioni con i soggetti che operano in funzione della capacità ricettivo-attrattiva del territorio, individuabili in:

  • strutture di accoglienza primaria (alberghi, agriturismo, B&B, case vacanze e per ferie, camping, etc.),
  • strutture di accoglienza secondaria (ristoranti, trattorie, aziende agricole, agroalimentari, vitivinicole, di commercializzazione e vendita di prodotti tipici e nativi dell’agricoltura e dell’artigianato),
  • strutture attrattive (agenzie viaggio, tour operator, agenzie di comunicazione e mass-media in genere),
  • strutture di animazione (associazioni ed enti di organizzazione eventi, accompagnamento turistico e visite guidate);

4.         l’implementazione della conoscenza delle risorse naturali e culturali per la loro potenziale fruizione da parte del turista.

Il country seller, inoltre, dovrà saper fare da cassa di risonanza delle positive esperienze che fa fare al turista che accompagna, anche attraverso l’utilizzo del web e dei social network del sito (produttivo, ambientale, museale, etc.) di visita ed utilizzando i mezzi “social” in chiave di vendita del territorio e dei prodotti/servizi che questo propone e che lo contraddistinguono (si pensi per esempio alle piccole produzioni artigianali di manufatti e di prodotti alimentari che sono messaggeri del genius loci e portatori di valori estranei ai sistemi di omologazione dominanti).

Infine, quello che il country seller ricercherà, contatterà, seguirà ed accompagnerà non è un turista suo ma è patrimonio del suo territorio e il territorio deve poter essere coinvolto e reso propositivo rispetto alla attività del country seller, in particolare attraverso la implementazione di eventi di promozione e di fruizione turistica.

 

Eventi, Territorio, Turismo

  1. L’evento: approccio semantico-storico.

La parola italiana evento, entrata a far parte del vocabolario e del lessico della lingua italiana a partire dal XIV secolo, deriva dal latino evenire, venir fuori, manifestarsi.

Nel linguaggio comune, nel lessico il termine evento significa fatto importante, fortemente impresso nella memoria individuale o collettiva.

Quindi, sia dal punto di vista dell’etimologia sia dal punto di vista dell’uso, questo termine evoca i concetti moderni di comunicazione e di marketing: gli eventi come media, mezzi di comunicazione ante Iitteram.

In effetti, nel corso della storia umana la funzione degli eventi ha inizialmente precorso (nell’antichità) e poi supportato (nell'epoca moderna) l'azione dei mezzi di comunicazione di massa.

Con modalità diverse, focalizzate su alcune, sostanziali finalità: la ricerca del consenso, il controllo sociale, l’immagine di potere e magnificenza da parte di chi li organizzava, gli eventi sono nati dunque come media, mezzi di comunicazione ante Iitteram, capaci di fondere in una performance totale la dimensione religiosa, quella socio-culturale e quella ludica.

Il riferimento parte dai primi eventi noti della storia dell’uomo: la tragedia e le Olimpiadi in Grecia, i Ludi circensi e scenici nell’antica Roma, le Giostre ed i Tornei, i Carnevali e le Feste dei Folli nel Medioevo europeo; per passare a quelli della prima modernità : ad esempio quelli della Firenze dei Medici e della Roma dei Papi, della Venezia dei Dogi e della Parigi dei Re, e così via; per continuare con quelli di carattere marcatamente politico, come le feste e le cerimonie pubbliche del periodo della Rivoluzione francese, dei nazionalismi e dei totalitarismi fra XIX e XX secolo.

Ed è proprio in questo periodo che gli eventi iniziano ad essere utilizzati come strumento di marketing: metropolitano (le grandi Expo universali), territoriale (fiere, saloni, festival), culturale (biennali, grandi mostre, spettacoli).

Dalla seconda metà del secolo scorso, poi, l'organizzazione di eventi diventa uno degli strumenti del marketing e della comunicazione interna ed esterna di aziende di tutte le dimensioni. Dal lancio di un prodotto alle conferenze stampa, le aziende creano eventi promozionali per comunicare con il pubblico interno, con la rete vendita, con clienti attuali e potenziali, giornalisti o opinion leader. Alcune aziende tentano di raggiungere il proprio pubblico di riferimento ottimizzando l'utilizzo di mezzi di informazione, al fine di generare copertura mediatica dell'evento che raggiungerà larghe fasce di consumatori. Altre aziende invitano i propri consumatori agli eventi per far entrare in contatto l'utente finale con la marca.

Tanto che l'industria dell'organizzazione di eventi sfiora oggi in Italia i 1.000 milioni di euro, aumentando progressivamente il valore percentuale sull'investimento aziendale a scapito dell'advertising e della promo-comunicazione con mezzi tradizionali.

E tanto che è nata una figura professionale, l’organizzatore di eventi per l’appunto, lo specialista che sovrintende all'organizzazione di un evento, partecipando alla sua progettazione, gestendo l'intero processo, dalla fase di contatto con la committenza alla presentazione, curandone la promozione e assicurandone il funzionamento nelle diverse fasi attuative.

       2. Tipologie, fasi e forme nell’organizzazione di eventi.

Esistono diversi settori e diversificate forme di eventi:

  • evento culturale (mostra, esposizione, percorso/itinerario, manifestazione folkloristica, etc.)
  • evento di spettacolo (concerto, festival, rassegna teatrale, cinematografica, etc.)
  • evento fieristico (sagra, rassegna enogastronomica, festa patronale, etc.)
  • evento comunicativo (convegno, conferenza, presentazione, etc.)
  • evento sportivo (gara, torneo, campus, ritiro, etc.).

Tutti questi ambiti sono accomunati da una serie di fasi, a prescindere dalla forma prescelta.

Fasi che, sinteticamente, sono individuabili in:

  • analisi del settore
  • obiettivi
  • soggetti da raggiungere
  • analisi del pubblico potenziale
  • individuazione degli ambiti della promozione
  • studio degli strumenti e scelta
  • pianificazione della tempistica
  • definizione del piano.

Per ogni settore sono richieste conoscenze di base e caratteristiche specifiche, ma si possono, comunque, individuare attività e requisiti trasversali che riguardano in generale l'organizzazione di eventi:

  • ideazione dell'evento
  • ricerca dello sponsor (aziende private, istituzioni) e attività di fundraising
  • ricerche di mercato per individuare il target di visitatori e stimare i flussi
  • progettazione e gestione dell'intero processo organizzativo, predisposizione del piano strategico e operativo
  • ricerca di collaborazioni e partnerships con enti operanti sul territorio (ad esempio servizi ricettivi, consorzi, proloco) e gestione dei rapporti con gli enti locali
  • ricerca della location strategica per l'evento e supervisione dell'allestimento
  • organizzazione delle varie fasi del lavoro e direzione dello svolgimento dell'evento
  • gestione e amministrazione del budget a disposizione
  • selezione dei collaboratori e coordinamento del gruppo di lavoro preposto alle diverse fasi del progetto
  • organizzazione dei servizi necessari allo svolgimento dell'evento
  • studio e creazione dell'immagine
  • progettazione delle più efficaci modalità di comunicazione dell'evento (dalla pubblicità all’ufficio stampa)
  • presentazione e promozione del prodotto finito.

Tali attività presuppongono la disponibilità e/o il possesso delle seguenti competenze specialistiche:

  • conoscenza dei principali eventi che si svolgono nel territorio di riferimento
  • conoscenza del contesto territoriale, delle risorse ivi presenti e della disponibilità di aree e impianti
  • capacità di analisi e interpretazione del territorio, delle sue risorse, delle tradizioni
  • profonda conoscenza del settore specifico di interesse
  • conoscenze amministrative e gestionali
  • conoscenze informatiche 
  • conoscenza della normativa sulla sicurezza, sul lavoro, sulla contrattualistica e sul settore di riferimento.

Per quanto riguarda le forme di organizzazione di eventi, si possono distinguere sostanzialmente due modalità relative alle dimensioni:

  • macro eventi, che per convenzione definiamo destinati ad un pubblico superiore alle 50/100 persone;
  • micro eventi, che per convenzione definiamo destinati ad un pubblico inferiore alle 50/100 persone.

Pur se di dimensioni diverse, anche in questo caso l’organizzazione di eventi prevede fasi, competenze ed attività identiche e trasversali.

Fra le due forme esistono, tuttavia, differenze di non poco conto ed interessanti ai fini del presente percorso e del target dei destinatari, differenze che, oltre che strutture logistiche, risorse umane e budget finanziari molto distanti fra loro, riguardano:

  • la complessità organizzativa del macro che lo rende necessariamente evenemenziale, politico-istituzionale e con grandi personaggi, e quindi difficilmente ripetibile ciclicamente nell’arco di un anno, mentre il secondo si caratterizza per la sua semplicità organizzativa che ne determina la possibile ripetizione ciclica nell’arco delle stagioni, quando non addirittura mensile o settimanale;
  • la rigidità del macro evento rispetto alla flessibilità del micro in funzione di variabili metereologiche, atmosferiche, ambientali, logistiche, etc.;
  • l’inevitabile genericità del target cui si rivolge il macro, rispetto alla mirata specificità del target a cui si dedica il micro;
  • la difficoltà di monitoraggio dei risultati e degli obiettivi raggiunti per il macro, rispetto alla facilità di verificare un tanto per il micro;
  • la fisiologica resistenza da parte del macro a sviluppare network territoriali e tematici, rispetto alla strutturale esigenza da parte del micro di cercare e trovare tali network per sinergie economiche, comunicative, promozionali, etc. in un lavoro di rete in verticale dal basso verso l’alto.

 

      3. Evento: strumento di marketing territoriale.

In seguito alla globalizzazione dell’economia e all’apertura dei mercati mondiali, la competizione economica non si svolge più tra soggetti aziendali ma tra soggetti territoriali: il territorio diventa così un soggetto economico che opera in un ambiente altamente competitivo. I territori devono imparare a competere nel mercato e ad usare tutti i mezzi di competizione economica, a partire dal marketing.

Il territorio viene considerato come fattore della produzione e dello sviluppo alla stregua di lavoro e capitale, non nel senso “fisico” del termine quanto come luogo dove gli attori locali dello sviluppo organizzano la produzione.

Si individua così un nuovo ruolo per il territorio: importante per le risorse (naturali, lavorative, etc.), ma anche come luogo dell’attività imprenditoriale ed innovativa della popolazione, trainato da fattori materiali ed immateriali (ambiente, servizi, infrastrutture, know-how, etc.) ivi localizzati.

E l’evento diventa lo strumento centrale per comunicare il territorio nella propria interezza, guardando alle sue vocazioni, ricercando canali commerciali alternativi per produzioni e offerte turistiche di nicchia, dalla forte personalità, in grado di comunicare la cultura, la storia dei luoghi e delle persone, recuperando colture dimenticate, tradizioni sopite, capaci di essere la catena di trasmissione fra territorio e consumatori, nel migliore dei casi distratti, e quindi non facili da emozionare, ma pronti a rispondere se effettivamente attratti dal “sistema” ambiente – territorio – prodotto, con tutto ciò che questo può evocare.

Parte integrante di questa catena di trasmissione del territorio sono il paesaggio agrario, i borghi rurali, i centri storici, i centri commerciali naturali, le aree di pregio ambientale ed architettonico, assieme ai ritmi di vita che nel tempo non si sono degradati tanto quanto in altre aree soggette ad una industrializzazione ed urbanizzazione esasperata.

Così anche, e soprattutto, un territorio rimasto ai margini dello sviluppo che ha caratterizzato il XX secolo, oggi può divenire meta della nuova domanda turistica, proprio grazie a quella marginalità che ha salvaguardato territorio e qualità della vita, promuovendosi con i suoi eventi “nativi” e con gli eventi di nicchia realizzati dalle sue aziende a vocazione turistica.

 

     4. Evento: strumento di marketing turistico.

Un vero patrimonio, anzi: il Patrimonio di valori al centro dell’emergente domanda turistica.

Tale crescente domanda turistica dovrebbe indirizzare i progetti di promozione verso la valorizzazione del territorio per creare risposte adeguate ad essa: le aziende a vocazione turistica, i produttori, gli agricoltori sono al centro di questa realtà, in quanto detentori del bene primario (il territorio), soggetti qualificati alla promozione ed alla diffusione dei valori propri e della propria terra, “status” che diviene economico proprio perché scarsamente disponibile, fruibile e quindi valorizzabile in quello che è il mercato delle “qualità”.

Non si tratta di inventare nuovi mestieri o nuove forme di reddito, ma di recuperare, rilanciare ed ottimizzare produzioni esistenti attraverso l’individuazione di una serie di aree di intervento e di azioni in grado di sostenere e promuovere le attività del territorio attorno ad un vero e proprio “sistema” in grado di pubblicizzarle, farle apprezzare, farle divenire motivo di attrazione e veicolo di flussi turistici.

Ed anche e soprattutto per il mercato turistico l’organizzazione di eventi diventa strategica sia per attrarre nuovi flussi turistici, data la crescita per tali attrattive da parte di chi intende soggiornare in una località, sia per fidelizzare i turisti tradizionali, alla ricerca di momenti di animazioni durante il periodo di vacanza, costituendo con ciò un ulteriore volano promozionale ed attrattore di flussi.

Ma quali eventi?

 

        5. 12 mesi all’anno di opportunità.

Il calendario degli eventi del FVG propone un’ampia offerta distribuita lungo tutto l’anno e suddivisa in cinque settori:

  • Cultura: da gennaio con la messa dello Spadone in Cividale a dicembre con i Krampus a Tarvisio passando per i vari Carnevali e rievocazioni storiche, senza dimenticare le mostre di Illegio
  • Spettacolo: dal Mittelfest a Folkest con una serie di appuntamenti minori
  • Fiera: dagli appuntamenti dei 3 enti fieristici alle sagre ed alle feste patronali diffuse un po’ dappertutto
  • Comunicazione: da EStoria di Gorizia a Pordenonelegge a Pordenone con una sequenza infinita di convegni organizzati da università, ordini professionali, associazioni di categoria
  • Sport: dalle tappe del Giro d’Italia alla Barcolana, con tantissime altre occasioni…

 

       6. Risorse per il lavoro di rete.

La presenza di questi macro eventi, strutturalmente molto rigidi e difficilmente permeabili al concetto di network, può essere una opportunità nel caso di aziende a vocazione turistica per organizzare micro eventi in concomitanza con i macro, sviluppando un lavoro di rete in verticale dal basso verso l’alto.

 

L’evento come strumento di marketing aziendale: tipologie, contesti e target

  1. Evento e Azienda.

Nel presente contributo si intende illustrare in primo luogo i caratteri distintivi degli eventi aziendali, in secondo luogo le problematiche di programmazione e di monitoraggio delle iniziative di marketing degli eventi attuate dalle aziende,  cercando di individuare le finalità di questo strumento del communication mix, che, se pianificato in sinergia con le altre iniziative di comunicazione, è in grado di esprimere un enorme potenziale relazionale nei confronti dei diversi stakeholder dell’azienda contribuendo, in tal modo, al raggiungimento degli obiettivi aziendali generali.

Nella prima parte si è evidenziato il ruolo dell’evento quale leva delle relazioni pubbliche e come negli ultimi anni esso si sia progressivamente affermato come strumento versatile e poliedrico, idoneo al perseguimento degli obiettivi economici e sociali di una azienda. 

Si è pure già detto che gli eventi aziendali stanno assumendo un ruolo rilevante nell’ambito delle strategie di marketing delle aziende, venendo sempre più sistematicamente inclusi all’interno di piani di comunicazione integrata, di cui spesso costituiscono perfino il momento centrale, per la loro capacità sia di raggiungere un  ampio pubblico o  viceversa un target group specifico, sia di coinvolgere emotivamente il pubblico e di creare un legame forte e unico fra questo e l’azienda.

Ripercorrendo rapidamente l’evoluzione che l’impiego aziendale degli eventi ha attraversato negli ultimi venti anni, da quando cioè tale strumento ha cominciato ad essere razionalmente inserito dalle aziende nell’ambito delle strategie di comunicazione, è possibile affermare che gli anni Ottanta hanno costituito il pre-boom per gli eventi tout-court.

In quegli anni le aziende hanno iniziato ad abbandonare la logica puramente promozionale nell’ideazione e nella gestione dell’evento a favore di una logica basata sull’intrattenimento e sul carattere ludico dell’evento fine a se stesso. Tale tendenza si era sviluppata in sintonia con le inclinazioni ideologiche più diffuse in quegli anni improntati da un edonismo che esaltava l’apparenza rispetto alla sostanza.

Gli anni Novanta segnano, di contro, l’inizio di un’inversione di tendenza. La sostanza riprende il sopravvento sulla forma e il valore intrinseco sull’esteriorità.

Le aziende seguono questa evoluzione concettuale, trasformando l’evento in uno strumento di marketing finalizzato al perseguimento di specifici obiettivi comunicazionali e commerciali e basato sull’integrazione di molteplici strumenti di comunicazione aziendale.

Nei primi anni Duemila, l’evento consolida questa tendenza, divenendo a volte lo strumento centrale di un’intera campagna di comunicazione di marketing ed istituzionale.

Oggi, il marketing degli eventi rappresenta una delle aree del marketing in maggiore crescita, che – in un’ottica commerciale - può essere utilizzato non solo per incrementare le vendite dei prodotti dell’azienda, ma anche per destagionalizzare i flussi commerciali, stimolando le vendite nei periodi di flessione.

 

      2. Lo scenario di sviluppo degli eventi aziendali.

Non esiste attualmente una definizione unica e condivisa di evento aziendale, ma fra le diverse accezioni presenti nella ancora limitata letteratura italiana in materia, qui si propone la seguente di Toni Muzi Falconi, uno dei massimi esperti di pubbliche relazioni in Italia e docente di Global Relations and Intercultural Communication alla New York University, definizione tratta dal suo intervento al Congresso della Pubblicità tenutosi a Roma nell’ottobre del 2003:

“Per evento si intende una iniziativa di comunicazione complessa, consapevole e circoscritta nel tempo che una azienda promuove a) per ‘convocare’ i suoi stakeholder e b) per ‘attirare l’attenzione’ dei suoi influential people”.

Il ricorso da parte delle imprese alla creazione di eventi aziendali per il perseguimento di obiettivi di marketing e di comunicazione è legato a molteplici fattori.

In primo luogo, la moltiplicazione dei mass-media, che ha frammentato il pubblico di ciascun mezzo, ha reso più arduo per le aziende il raggiungimento di un idoneo impatto sul target group attraverso la sola attività pubblicitaria tradizionale, anche a causa dell’aumento esponenziale dei messaggi a cui il pubblico è quotidianamente sottoposto. Contemporaneamente il costo degli spazi e dei tempi pubblicitari – componente principale del costo pubblicitario complessivo - ha subito un notevole incremento negli ultimi anni, rendendo accessibili alcuni mezzi di comunicazione soltanto alle imprese di maggiori dimensioni.

In secondo luogo, gli eventi permettono alle aziende di rivolgersi efficacemente sia a specifici target group altrimenti difficilmente raggiungibili, sia a mercati ampi e geograficamente dispersi, grazie all’ampiezza della copertura dei media.

In terzo luogo, le aziende possono utilizzare gli eventi quale forma di comunicazione e marketing maggiormente qualitativa e d’immagine rispetto all’impiego della pubblicità tradizionale, in quanto gli eventi non esplicitano – a livello di percezione del pubblico -  le finalità economiche e commerciali sottese, assumendo pertanto un ruolo più neutro rispetto agli altri strumenti di comunicazione e promozione.

Un ulteriore fattore è infine legato allo sviluppo di nuovi approcci di marketing, fra cui in particolare:

- l’experience marketing, nato dall’esigenza da parte delle imprese di coinvolgere emotivamente il cliente, allo scopo di stabilire con lo stesso una relazione più intima basata su di un’intensa emozionalità condivisa. L’evento, in questo caso, diventa strumento eccellente per far vivere al pubblico un’esperienza memorabile, in grado sia di creare nei presenti associazioni mentali uniche ed irripetibili che nascono da un coinvolgimento polisensoriale, sia di “catturarli” in una relazione emotiva con l’evento e dunque con l’azienda al quale l’immagine forte e positiva dell’evento viene trasferita;

- l’intensificazione dell’orientamento relazionale del marketing, che si esplica nel notevole incremento registrato in questi ultimi anni della quantità e della qualità delle relazioni di marketing fra le imprese, rappresentate dalle diverse forme di co-marketing finalizzate al miglioramento della posizione competitiva dell’azienda (co-merchandising, co-branding, co-promozione). In questo caso, l’evento si presenta come strumento in grado di garantire la massima visibilità, con la realizzazione di iniziative di marketing congiunte che fanno leva sul processo di ‘compositioning’, attraverso il quale le aziende, abbinando le proprie immagini, creano un’immagine cumulata che è il prodotto dell’insieme delle associazioni mentali dei consumatori con riferimento a ciascuna marca, al fine di ottenere un posizionamento unico nella mappa percettiva del pubblico

 

      3. Il marketing degli eventi: caratteri, applicazioni e finalità.

Volendo proporre una definizione del concetto di marketing degli eventi, si potrebbe affermare che il marketing degli eventi consiste nella sistematica attività di pianificazione, organizzazione e monitoraggio di eventi da parte dell’impresa, allo scopo di perseguire finalità comunicazionali e commerciali, avvalendosi sia dell’unicità dell’esperienza vissuta, sia dell’opportunità di gestione integrata e sinergica di una pluralità di strumenti di comunicazione indirizzati a molteplici pubblici.

Il marketing degli eventi si è sviluppato negli anni ’80 del XX secolo, anche se in realtà veniva già prima utilizzato nell’ambito delle fiere e dei mercati, per il perseguimento di finalità commerciali attraverso un’integrazione con gli strumenti di marketing tradizionali. Via via le aziende hanno adottato in misura sempre crescente tale mezzo, per comunicare in modo più diretto e con un maggiore impatto sul pubblico nell’ambito di mercati sempre più segmentati e saturi nei quali l’audience dei mass media è fortemente frammentata, la competizione più intensa e i clienti - quotidianamente sottoposti ad una miriade di messaggi pubblicitari - sempre più sofisticati, esigenti, imprevedibili ed infedeli.

La forza di tale strumento di comunicazione risiede nel fatto che l’evento, grazie all’impiego di un linguaggio universale e all’elevata capacità di coinvolgimento, è in grado sia di creare interazioni molto forti con il pubblico presente sia di raggiungere un’audience più ampia attraverso la copertura media.

Un altro fattore di forza del marketing degli eventi aziendali è la sua possibile (auspicata) sinergia con macro eventi pubblici e progetti di marketing territoriale, finalizzati al richiamo turistico e, più in generale, alla valorizzazione delle diverse realtà locali e incentrati, in particolare, sulla stima e sull’analisi degli effetti economici moltiplicativi degli eventi sul territorio ospitante.

Analizzando i caratteri distintivi di un evento aziendale, fra i più importanti figurano:

- durata limitata nel tempo. L’evento deve avere una durata breve, per stimolare la partecipazione emotiva e alimentare la tensione e il coinvolgimento del pubblico;

- segmentazione del pubblico. L’evento deve raggiungere target specifici, rendendo possibile una elevata segmentazione del mercato;

- sintonia con il pubblico. L’evento deve venir ideato, comunicato ed organizzato in sintonia con i valori e i gusti del pubblico, favorendo empatia e consenso da parte dei potenziali partecipanti nei confronti dell’evento, ottenendone poi un atteggiamento di  complicitàe passaparola;

- unicità e originalità. Ogni evento deve essere unico ed irripetibile per l’irripetibilità dell’esperienza vissuta dal pubblico e per l’unicità delle associazioni mentali che legano il pubblico ad ogni specifico evento. Anche gli eventi ripetuti nel tempo, inoltre, devono assumere caratteristiche originali che li rendano diversi da quelli precedenti o seguenti (progettazione, sede, organizzazione, programma, pubblico);

- creatività e spettacolarizzazione. L’evento deve prevedere l’utilizzo della creatività nella fase organizzativa e l’impiego di effetti speciali o momenti spettacolari nella fase realizzativa;

- emozionalità e coinvolgimento. L’evento deve permettere una diretta interazione con il pubblico, fino alla partecipazione attiva dello stesso all’iniziativa, in modo da creare coinvolgimento emotivo;

- aggregazione e convivialità. L’evento deve essere strumento aggregativo, favorendo la socializzazione del pubblico grazie a emozioni condivise e clima conviviale.

Accanto a questi caratteri distintivi dal punto di vista contenutistico, per un evento aziendale vanno tenuti in considerazione anche alcuni fattori importanti dal punto di vista organizzativo ed applicativo:

- modularità. Essendo per sua natura strutturata in più parti e composta da più elementi, l’organizzazione di un evento in azienda deve contemplare diverse fasi con il coinvolgimento di professionalità differenti, accomunate dall’obiettivo al quale l’evento è finalizzato;

- flessibilità. L’evento aziendale deve avere la capacità di evolvere e di presentarsi in modo differente sia rispetto ai luoghi sia rispetto ai tempi in cui si manifesta, in funzione di variabili ed imprevisti (meteo, location, logistica, etc.);

- multimedialità. L’evoluzione della tecnologia rende possibile nell’organizzazione di un evento aziendale l’utilizzo integrato di diversi mezzi di comunicazione (sito web, televisione, radio, supporti digitali quali cd-rom, dvd, e così via);

- comunicabilità. L’evento deve avere una elevata potenzialità comunicazionale sia nei confronti del pubblico che partecipa all’evento, grazie all’impiego integrato dei diversi strumenti di comunicazione (mailing, cartella stampa, materiale pubblicitario in loco, brochure e cataloghi, merchandising, materiale audio e video, comunicazione interpersonale), sia nei confronti del pubblico che non è presente all’evento, attraverso l’azione dei mass media e il passaparola;

- integrabilità. L’evento offre l’opportunità di utilizzare una comunicazione integrata con l’intero mix degli strumenti di comunicazione a disposizione dell’azienda, oltre che di integrare tale comunicazione con quella eventuale di marketing territoriale in atto a livello istituzionale;

- dinamicità. L’evento è uno strumento di comunicazione poliedrico che può essere impiegato per il perseguimento di molteplici finalità: istituzionale, di prodotto, commerciale e così via.

A proposito di questo ultimo punto, va detto che - ai numerosi caratteri distintivi degli eventi aziendali - fanno riscontro le molteplici finalità che le aziende possono perseguire attraverso il marketing degli eventi, sinteticamente così suddivise:

Finalità relative all’azienda = diffondere la notorietà dell’azienda, migliorare e consolidare l’immagine aziendale presso i vari stakeholder, creare  goodwill fra gli opinion leader ed i  decision maker, coinvolgere e ottenere il consenso sociale della comunità sui progetti dell’azienda, stabilire relazioni con il territorio (istituzioni pubbliche, lobbies e gruppi di potere), ottenere credibilità presso la comunità finanziaria (istituti di credito, azionisti, investitori) e sviluppare attività di fund raising, migliorare le relazioni di canale (specialmente per stimolare la collaborazione degli intermediari commerciali), sviluppare azioni di co-marketing per consolidare le relazioni con altre imprese, ottenere una publicity positiva.

Finalità relative al prodotto = incrementare o riposizionare l’immagine del brand o del prodotto, migliorarne la penetrazione presso un determinato canale distributivo, creare un nuovo segmento di mercato, lanciare un nuovo brand o un nuovo prodotto, riposizionare un brand o un prodotto.

Finalità relative al cliente = migliorare e consolidare l’immagine aziendale presso il pubblico in genere, fidelizzare clienti già acquisiti, premiare ad invito clienti importanti, identificare l’azienda con un particolare segmento di mercato, offrire momenti di esperienza e di evasione al pubblico in genere, raggiungere ed attrarre target di pubblico specifico, acquisire nuovi clienti.

 

      4. Il marketing degli eventi: programmazione, monitoraggio, efficacia.

Vi è comunque da rilevare, con riferimento alle finalità del marketing degli eventi, la necessità di considerare la tipologia di evento realizzato, in quanto essa è  in grado di influire sugli obiettivi perseguibili dall’azienda.

Ora, richiamando le principali aree in cui si suddivide la comunicazione aziendale secondo la teoria e la prassi più accreditate, si propone una classificazione delle principali tipologie di evento aziendale con riferimento a ciascuna area di intervento e di comunicazione:

- eventi di comunicazione di marketing (l’immagine di brand e di prodotto): feste per il lancio di prodotti, open day, tour promozionali e eductour, eventi ricreativi, culturali e sportivi;

- eventi di comunicazione istituzionale (l’immagine territoriale dell’azienda che include la comunicazione socio-ambientale): celebrazioni e feste aziendali, open day, inaugurazioni, presentazioni;

- eventi di comunicazione interna (l’immagine per le risorse umane dell’azienda: dipendenti, rete vendita, fornitori, consulenti, etc.): convention, feste aziendali;

- eventi di comunicazione economica (l’immagine dell’azienda per clienti acquisiti e potenziali, turisti, etc.): itinerari, convivi, open day, mostre, eventi ricreativi, culturali e sportivi.

Per quanto concerne i target di pubblico ai quali gli eventi aziendali possono essere rivolti, la molteplicità degli interlocutori degli eventi e degli  strumenti di comunicazione utilizzabili per raggiungerli genera per le aziende una notevole complessità organizzativa e gestionale, legata sia alla potenziale pluralità di soggetti coinvolti sia alla possibile diversità di obiettivi che si intendono raggiungere con l’evento, sia ancora alle caratteristiche degli strumenti impiegabili, determinando così una comunicazione molto generica e poco mirata.

In tal senso, la formulazione delle strategie per l’organizzazione di un evento aziendale efficace e di successo e la loro declinazione in piani operativi dovrebbe sempre essere preceduta da una attenta  definizione degli obiettivi, a loro volta specificati con riferimento a un preciso target, espressi in termini misurabili quantitativamente e riferiti ad un periodo di tempo prefissato, con una analisi preliminare del contesto, al fine di identificare i target strategici per l’azienda e le tematiche per essi rilevanti.

Per gestire tale complessità, l’individuazione dei target e la predisposizione delle iniziative con i relativi strumenti di comunicazione possono essere rappresentati graficamente costruendo la matrice della programmazione degli eventi, che permette di incrociare, da un lato, le classi specifiche di stakeholder ai quali l’evento può essere rivolto e, dall’altro lato, tutte le iniziative e i singoli strumenti di comunicazione idonei a raggiungere tali target:

 

AZIENDA

 

Evento

 

 

Finalità

 

Target

 

Strategie

 

 

Attività

 

 

Strumenti

 

 

Periodo

 

 

Budget

 

Obiettivi

 

 

Risultati

Tema Titolo

Perché

Per chi

Come

Con chi

Azioni

Soggetti

Comunicazione

Organizzazione

Quando

Tempistica

Voci di spesa

Cosa

Numeri

Ricavi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda, infine, il monitoraggio dei risultati e la misurazione dell’efficacia delle azioni di marketing degli eventi, le tecniche e gli strumenti utilizzabili si fondano su di un processo di pianificazione e di controllo che si sviluppa su tre livelli:

-          un livello di base, relativo al grado di attenzione o di esposizione che l’azienda ha ottenuto con l’evento;

-          un livello intermedio, relativo sia al grado con il quale i target hanno recepito, compreso e ricordato le informazioni presentate dall’azienda nell’ambito dell’evento, sia al livello di positività del loro giudizio sull’azienda e/o i suoi prodotti;

-          un livello  finale, relativo agli eventuali cambiamenti manifestati negli atteggiamenti e nei comportamenti dei target a seguito dell’evento.

I suddetti livelli di analisi dei risultati delle azioni di marketing degli eventi possono essere ulteriormente specificati come segue, in relazione all’orizzonte temporale al quale si riferisce la misurazione:

 

-          nel durante, analisi degli output, che rappresentano i risultati di breve periodo di un evento con lo studio del collocamento e del grado di esposizione sui mass media che i messaggi hanno ottenuto attraverso la media coverage analysis;

 

-          nell’immediato, valutazione delle reazioni del pubblico presente all’evento attraverso il feedback relativo, in primo luogo, al grado di attenzione, di interesse, di coinvolgimento e di interazione con il pubblico  presente e, in secondo luogo, al comportamento manifestato dal pubblico al termine dell’evento, al fatto che le persone si trattengano sul luogo, pongano domande e desiderino informazioni ulteriori sull’azienda e sui suoi prodotti, lascino i loro dati personali per essere contattati in futuro, acquistino i prodotti;

 

-          nel breve periodo, analisi della redemption, ovvero della quantità di partecipanti e della loro ‘qualità’, in termini di appartenenza al target group dell’azienda o di appartenenza ai co-makers dell’immagine aziendale, quali opinion leader e trend setter, e del livello di gradimento e di soddisfazione manifestato dal pubblico per l’iniziativa, attraverso contatti telefonici o la compilazione di event-report da parte dei partecipanti contattati attraverso la mailing list dell’evento;

 

-          in un momento successivo, nel medio periodo, analisi degli  outcome, riferiti al grado  di cambiamento verificatosi negli atteggiamenti o nei comportamenti del target group e degli altri pubblici strategici per l’azienda nel medio-lungo periodo. I risultati delle azioni di marketing degli eventi si esprimono, in questa fase, in termini di livelli di notorietà e di immagine dell’azienda e di incremento delle vendite registrato dai suoi prodotti;

 

-          infine, nel lungo periodo, analisi degli outgrowth, che si riferiscono alla qualità delle relazioni alla base della reputazione aziendale e del posizionamento strategico dell’azienda e che si sono intrattenute dalla stessa con i suoi target nel tempo a seguito di un sistematico utilizzo degli eventi nell’ambito della strategia di comunicazione aziendale.

 

       5. Eventi e target: il mercato locale per una azienda a vocazione turistica

 

  • Clienti (persone, famiglie, aziende)
  • Fornitori (persone, famiglie, aziende)
  • Altre imprese (di settore aziendale, di territorio omogeneo, di segmento agroalimentare, etc.)
  • Intermediari commerciali (agenti, procacciatori, venditori)
  • Consulenti (commercialista, avvocato, medico, assicuratore, veterinario, enologo, etc.)
  • Media (stampa locale – quotidiani, settimanali, periodici – radio e tv locali, Rai FVG)
  • Istituzioni ed enti pubblici (Comune, Provincia, CCIAA, Asl, Università, etc.)
  • Istituti di credito
  • Associazioni di categoria economica (agricoltura, artigianato, commercio, industria)
  •  Enti not for profit (associazioni culturali, università terza età, onlus, etc.)
  • Opinion leader (di settore, di territorio) + Testimonial (una personalità di prestigio)

 

 

        6. Eventi e target: il mercato globale per una azienda a vocazione turistica

 

  • Operatori turistici FVG (alberghi, agriturismo, B&B, camping, ostelli, etc.)
  • Tour operator e agenzie di viaggio FVG (settore incoming)
  • Tour operator e agenzie di viaggio (turismo enogastronomico, del vino, del gusto, etc.)
  • Tour operator e agenzie di viaggio (turismo tematico, culturale, ambientale, etc.)
  • Tour operator e agenzie di viaggio (settore outdoor, bike, trekking, etc.)
  • Agenzie di incentives
  • Agenzie di team-building
  • Agenzie di educational
  • Circoli aziendali
  • Associazioni e club turistici (TCI, CAI, FIAB, ADFC, Fietserbond, etc.)
  • Media (riviste di settore, periodici turistici, siti web specializzati, etc.)

 

Organizzazione di eventi e turismo

  1. Viaggiare e conoscere: elementi di economia e psicologia turistica.

Si ritiene opportuno riprendere alcuni termini di riferimento relativi al turismo per una condivisione semantica e operativa al fine di un loro corretto impiego nella pratica operativa:

  • per turista si intende colui che si reca in un luogo diverso dal suo ambiente abituale per motivi non lavorativi e vi trascorre almeno una notte;
  • per arrivi si intende il numero di clienti ospitati negli esercizi ricettivi nel periodo considerato;
  • per presenze si intende il numero delle notti  trascorse dai clienti negli esercizi ricettivi;
  • per matrice di destinazione si intende il territorio di provenienza del turista;
  • per tasso di turisticità si intende il rapporto tra le presenze e la popolazione residente, con l’indicazione del numero di presenze che soggiornano in un determinato luogo ogni 1000 residenti nel luogo;
  • per aziende a vocazione turistica si intende il numero complessivo di attività presenti in un dato territorio comprendenti strutture di accoglienza primaria, strutture di accoglienza secondaria, strutture attrattive e strutture di animazione;
  • per prodotto turistico si intende un servizio specifico collegato ad un dato territorio, alla sua cultura, alla sua identità, alla sua immagine;
  • per destinazione si intende il territorio di arrivo del turista.

Queste precisazioni permettono, quindi, di definire l’attività di creazione di un prodotto turistico per una destinazione turistica come un’intrapresa che promuove e realizza un’offerta di servizi di:

  • ospitalità,
  • ricettività,
  • accoglienza,
  • ristorazione,
  •  accompagnamento, 
  • attrazione,
  • visita, 
  • animazione

per clienti che provengono da un territorio diverso e lontano (matrice) dal luogo di destinazione, ove si fermano per almeno una notte, determinando un aumento del tasso di turisticità di tale luogo ed un incremento delle azioni di investimento per la realizzazioni di servizi orientati alle esigenze di tali clienti da parte delle aziende a vocazione turistica del territorio di destinazione.

 

  1. La nuova domanda turistica: il Turismo del Paesaggio.

A proposito di servizi orientati al cliente, va precisato che l’evoluzione in atto nell’ambito della domanda sul mercato turistico si caratterizza per una graduale ma sostanziale modifica delle abitudini-esigenze del cliente-turista, con la progressiva ed esponenziale crescita della domanda di “Turismo del Paesaggio”, che richiede una forte innovazione nella gamma delle offerte turistiche.

Nello specifico per paesaggio si intende un dato territorio con i suoi borghi rurali, i suoi centri storici, i suoi centri commerciali naturali, le sue aree di pregio ambientale ed architettonico, assieme a ritmi di vita che nel tempo non si siano degradati.

Tale domanda turistica non ricerca, infatti, una fruizione del territorio legata ad una caratteristica dominante (mare, montagna, città d’arte), ma una fruizione come “condizione dello spirito”: piuttosto, cerca i territori come “stati mentali” secondo i criteri dell’esperienza poli-sensoriale, emozionale e del rapporto umano.

Per questo la risposta a tale domanda non si risolve nell’offrire semplicemente un prodotto tipico, un’escursione o un itinerario, ma di questi deve saper coltivare, promuovere e comunicare l’unicità dell’esperienza, non semplicemente la bontà del prodotto, della risorsa, del bene o del servizio.

In fondo, la novità consiste nel fatto che questo tipo di offerta, che deve essere concepita ed organizzata in mete e itinerari, viene per la prima volta strutturata e promossa in quanto “paesaggio”.

Si tratta di partire non dagli oggetti, dai panorami o dalla somma dei monumenti, ma da una visione nuova, dalla proposta di una nuova modalità di “sogno ad occhi aperti”, dalla promessa di una nuova esperienza emozionale in cui tutti i sensi sono implicati.

I viaggiatori target del “turismo del paesaggio” ricercano, in occasione dei loro viaggi, gli elementi che caratterizzano le tradizioni e la cultura di un popolo, i loro riti ed usanze. Essi desiderano comprendere i valori di quella particolare località, la sua storia anche attraverso le relazioni personali con i residenti.

Ed è indubbio che uno degli elementi caratterizzanti il turismo del paesaggio sia quello della ricerca dell’ ”esperienza rituale”, vale a dire la conoscenza dei riti che caratterizzano il vivere di un territorio, perché ciò diventa emozione ancora prima che esperienza.

Tale domanda, quindi, guarda al territorio nella propria interezza, volendo scoprire, conoscere e “portarsi a casa” le sue vocazioni, ricercando canali commerciali alternativi per produzioni e offerte turistiche di nicchia, dalla forte personalità, in grado di comunicare la cultura, la storia dei luoghi e delle persone.

E la risposta naturale a tale domanda di qualità non può che venire dalle aziende a vocazione turistica, dai produttori, dagli agricoltori, in quanto detentori del bene primario (il territorio), soggetti qualificati alla promozione ed alla diffusione dei valori propri e della propria terra, “status” che diviene economico proprio perché scarsamente disponibile, fruibile e quindi valorizzabile in quello che è il mercato delle “qualità”.

Una richiesta essenziale di tale domanda sono le attività collaterali ed aggiuntive ai servizi ricettivi di base delle strutture di accoglienza primaria, con particolare interesse all’offerta integrata di servizi e di strutture di:

  • accompagnamento, 
  • attrazione,
  • visita, 
  • animazione.

Per questo, dal punto di vista dell’azienda a vocazione turistica, l’approccio strategico a tale domanda consiste nell’adeguare la propria offerta alle aspettative delle nuova tipologia di visitatore-viaggiatore, mettendo in atto misure per la valorizzazione e l’animazione della propria struttura, del patrimonio locale e dell’ambiente, tenendo conto dello sviluppo sostenibile nella gestione dell’impresa e nell’impatto sul territorio.

Tale approccio richiede, da parte delle singole aziende, una modifica strutturale dei loro comportamenti abituali e delle loro azioni tradizionali a livello sia progettuale sia promozionale sia realizzativo.

In realtà, lo sviluppo del moderno marketing, ed i risultati da esso raggiunti, dimostrano quanto sia più efficiente ed efficace, anche e soprattutto dal punto di vista turistico, una concezione essenzialmente orientata al cliente e realizzata con la programmazione e la realizzazione di servizi orientati al cliente secondo una visione per cui si lavora per portare clienti all’azienda e turisti alla destinazione, non per se stessi. Questa seconda fase comporta una serie di azioni di formazione ed informazione degli operatori e degli addetti di settore riguardante:

  • definizione e creazione dell’immagine del prodotto turistico;
  • creazione di servizi puntuali e rapidi di informazione sia in entrata (analisi della domanda) sia in uscita (promozione dell’offerta);
  • creazione di servizi per la tutela del cliente-turista;
  • valorizzazione delle produzioni e degli eventi locali con servizi di accoglienza, accompagnamento e visita per la loro fruizione;
  • realizzazione di eventi specifici per l’ecoturismo, il turismo del paesaggio ed in genere il turismo di nuova generazione;
  • sviluppo della cultura e della qualità dell’accoglienza;
  • predisposizione di eventi per promuovere e far conoscere le iniziative.

Ed il piano di promozione e comunicazione sul mercato eco-turistico di un evento in una azienda a vocazione turistica deve avere un forte richiamo al territorio, alla sua cultura, alla sua immagine. Il territorio nelle sue complessità e nelle sue potenzialità è l’elemento centrale della strategia di comunicazione, oltre a sviluppare la capacità dell’azienda al lavoro in rete, mediante la creazione e l’implementazione di relazioni formali ed informali con altre aziende sino alla creazione di un club di prodotto.

 

  1. Il network dell’offerta turistica: il club di prodotto.

Il club di prodotto in sé consente di individuare un comune denominatore nella visione di un territorio che si propone e viene così individuato come un unico prodotto per due ordini di fattori:

  • per l’applicazione di strategie comuni di commercializzazione in grado di far condividere metodi e conoscenze, di allineare gli standard produttivi e di uniformare le modalità di presentazione/offerta al pubblico/cliente;
  • per la definizione di una serie di parametri “qualitativi” con cui presentare il territorio ed i suoi prodotti dell’agricoltura, dell’artigianato, dell’enogastronomia, della cultura e dell’offerta turistica nel suo complesso.

L’opportunità rappresentata dal club di prodotto è quella di esplicitare l’attitudine del territorio a creare un sistema a rete fra le risorse locali, e tra queste e quelle esterne, con il risultato di aumentare l’impatto e l’effetto delle singole azioni e di rendere il processo di crescita dell’area duraturo, autonomo e governabile dagli attori locali.

Un prodotto da promuovere attraverso il club e da commercializzare attraverso specifici eventi di animazione collegati a percorsi ed itinerari alla sua scoperta, come richiesto dalle citate tendenze della nuova domanda turistica.

 

  1. Comunicazione = Vendita.

Per comunicare e vendere tale prodotto, per dargli identità, riconoscibilità, personalità e visibilità, un peso specifico fisico e geografico, ma anche immaginativo, capace di colpire e restare in mente, è indispensabile comprendere l’universo di realtà e suggestioni che sono in grado di arrivare nell’immaginario del nostro potenziale cliente, il turista del paesaggio, con nomi e loghi in grado di completarsi a vicenda e con slogan che simboleggino la sua essenza per l’armonia, la musicalità e le sensazioni che evocano attraverso segni, colori e parole, e che definiscano la sostanza del territorio nella sua dimensione fisica, ma pure le “istruzioni per viverlo”.

Un’idea di lentezza, di genuinità, di terra da “c’era una volta…” e che c’è ancora, che attira per la naturalità che ispira, per i prodotti che offre...

Ma anche, in filigrana, un posizionamento orgoglioso: “Guardate che noi, con il nostro mondo e la nostra ricchezza, siamo stati sempre qui, siete voi che finalmente vi siete stufati di correre e ci riscoprite...”.

Una terra tutta da scoprire.

Che ha conservato valori antichi: storia, natura, bellezza, cultura, tipicità e genius loci, una way of life a dimensione d’uomo.

Un mondo da vivere e da esplorare senza stress, da attraversare con il piacere di una lentezza che anche nel tempo libero abbiamo dimenticato.

E che oggi vuole proporre in forme contemporanee quello che sa offrire: il gusto di uscire dal consumismo di massa e di provare percorsi inconsueti scoprendo piccoli e grandi segreti nella genuinità di sapori nativi e nella schiettezza di saperi antichi.

 

“ Io ho visto una piccola manifattura…dove erano impiegati soltanto dieci uomini e dove alcuni di loro, di conseguenza, compivano due o tre operazioni distinte. Ma, sebbene fossero molto poveri e perciò solo mediocremente dotati dei macchinari necessari, erano in grado, quando ci si mettevano, di fabbricare, fra tutti,…più di quarantottomila spilli al giorno. Si può dunque considerare che ogni persona, facendo la decima parte di quarantottomila, fabbricasse quattromilaottocento spilli al giorno. Se invece avessero lavorato tutti in modo separato e indipendente e senza che alcuno di loro fosse stato previamente addestrato a questo compito particolare, non avrebbero certamente potuto fabbricare neanche venti spilli per ciascuno”
(
Adam Smith, La Ricchezza delle Nazioni – Londra 1778)